Le litografie a colori di Toulouse-Lautrec in mostra a Milano.

La mostra a Palazzo Reale, Milano

Fino al 18 febbraio 2018, Palazzo Reale di Milano celebra Henri de Toulouse- Lautrec (1864-1901) con una grande monografica che ne evidenzia l’intero percorso artistico e i tratti di straordinaria modernità. In mostra sono esposte oltre 200 opere di Toulouse-Lautrec, con ben 35 dipinti, oltre a litografie, acqueforti e affiches. Nelle sale di Palazzo Reale è possibile ammirare eccezionalmente la serie completa di tutti i 22 manifesti realizzati dall’artista “maledetto”, accompagnati da studi e bozzetti preparatori: straordinari ritratti dei personaggi e del mondo dei locali notturni di Montmartre, dal Moulin de La Galette al Divan Japonais, dalla celebre Goulue a Jane Avril. Informazioni e prenotazioni: T. +39.02.54915 www.palazzorealemilano.it www.toulouselautrecmilano.it

Henri de Toulouse-Lautrec, Le photographe Sescau, 1894, litografia

Le litografie a colori di Henri Toulouse-Lautrec sono in mostra a Milano. Un tuffo nella storia di questa tecnica di stampa.

Lo stile unico di Toulouse-Lautrec

La novità introdotta da Toulouse-Lautrec nel mondo contemporaneo fu il modo di raffigurare gli artisti e le ballerine attraverso un’affiche. Egli fu il primo a percepire la necessità di inventare un nuovo ‘stile’ per quel nuovo genere artistico, tipicamente cittadino, che è il manifesto.
Mostrandosi sensibile all’influsso delle stampe giapponesi, Lautrec impiegò linee impetuose, tagli compositivi audaci, colori intensi e piatti, colori squillanti che, applicati omogeneamente su superfici estese, rendevano il manifesto visibile anche da lontano, facilmente riconoscibile al primo sguardo e, soprattutto, attraente per il potenziale consumatore.

La modernità di Toulouse-Lautrec non si esprime soltanto nella forma e nei colori utilizzati, ma anche nei suoi contenuti che rivelano una costante attenzione alla vita moderna in tutti i suoi aspetti.

Il quartiere parigino di Montmartre ha rappresentato un importante capitolo della vicenda artistica di Toulouse-Lautrec. Il sobborgo, ricco di cabaret, trattorie, caffè concerto, sale da ballo, e piccoli esercizi che mescolavano una folla eterogenea e variopinta di poeti, scrittori, attori e artisti, si faceva portavoce di una carica trasgressiva che si basava sulla osmosi di rappresentanti del bel mondo ed esponenti del cosiddetto demi-monde, tra artisti e gente del popolo. In questo ambito, Toulouse-Lautrec condusse la sua ‘lettura della vita moderna’ a esiti davvero sorprendenti. È in questo mondo che il pittore scava nella psicologia di quanti lavoravano sotto la luce dei riflettori di Montmartre: ecco allora la corposità della Goulue, la raffinatezza di Jane Avril, l’inimitabile portamento di Yvette Guilbert, la forte presenza scenica di Aristide Bruant.

www.palazzorealemilano.it

www.toulouselautrecmilano.it

La litografia, un tuffo nella storia

La riproduzione dell’opera d’arte è stata una delle rivoluzioni più importanti nel campo dell’arte e ma anche della tipografia. Ed è qui che entra in scena una delle tecniche di stampa più storiche: la litografia.
Il termine litografia ha una matrice greca (lithos= pietra; ghafhé= scrittura) e viene utilizzato per indicare una tecnica di stampa a incisione che si basa sul principio della repulsione fra acqua e qualsiasi tipo di sostanza oleosa e grassa. Questa tecnica era già usata nell’antichità, ma solo alla fine del 1700 Aloys Senefelder decise di utilizzare il sistema alla base della litografia per la stampa. La tecnica di Senefelder conobbe un successo immediato in tutta Europa, soprattutto in Francia. Qui venne consacrata ad arte già nella prima metà dell’800 da Eugene Delacroix, Théodore Gericault e da un ormai anziano Francisco Goya che ne furono entusiasti promotori. Anche Edgar Degas ed Edouard Manet ne fecero ampiamente uso, ma la vera popolarità arrivò con i manifesti di Henri de Toulouse-Lautrec.

Litografia, come funziona

Bisogna avere una matrice in pietra calcarea, liscia e regolare. Nella tecnica classica sulla pietra viene incisa l’opera che si vuole riprodurre, successivamente la pietra viene cosparsa di talco e sottoposta a un trattamento di pulizia prima con gomma arabica e successivamente con acido nitrico. A questo punto avviene l’inchiostratura e la pietra viene posta nel torchio litografico dove avverrà la stampa su carta.
La stampa litografica può essere monocromatica oppure cromo-litografica, vale a dire a più colori (come nelle opere di Toulouse-Lautrec). Il procedimento ovviamente è diverso perché implica l’intervento di più passaggi a seconda dei colori scelti. Per ogni colore che si vuole impiegare, è necessario preparare una lastra con lo stesso disegno.
Nel corso della storia la tecnica litografica si è perfezionata. La pietra lavica è stata sostituita con altri materiali in grado di dare la stessa resa, come lo zinco e l’alluminio; l’incisione è stata sostituita dall’uso di matite grasse, quelle che in genere vengono definite “matite saponose” con il vantaggio di non creare solchi sulle superfici e ottenere lo stesso effetto di repulsione acqua-sostanze grasse.

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